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La compulsione agli acquisti (Compulsive buying)

LA COMPULSIONE AGLI ACQUISTIAlzi la mano chi in un momento in cui si sentiva giù di tono non ha cercato un po' di conforto nello spendere. Un abito nuovo che rende più desiderabili, un rossetto, un oggetto che arreda in modo più piacevole la casa: un danno al portafoglio che però è ripagato dall'innalzamento del tono dell'umore. Possedere qualcosa che prima non avevamo è un antidoto alla depressione che molti sperimentano e che di solito funziona.

Se la cosa si limita a un piccolo capriccio non può che farci bene. Ci fa sentire potenti, capaci di comprarci un pezzetto di serenità, anche se non è vero, un'immagine di noi stessi più positiva. Ma quando si instaura una dipendenza (sono depresso/a quindi devo acquistare) è facile precipitare nella china della patologia nevrotica fino ad arrivare ad una vera e propria malattia psicologica chiamata compulsione all'acquisto, battezzata dagli studiosi americani, "compulsive buying".

E' stato dimostrato che colpisce soprattutto le donne, giovani perlopiù. La fonte di dati più precisi a riguardo è negli States. Secondo gli studi delll'Istituto di medicina dell'università dello Iowa, infatti, pubblicati nel 1995, la tipica compratrice coatta è una donna di cultura medio-alta sulla trentina.

La compulsione è un comportamento dovuto a una coercizione psichica, in altre parole è un atto che non si può fare a meno di compiere, ripetendolo più volte, perché agiamo sotto il comando di un'idea ossessiva che si è infilata nel subconscio.
Una delle compulsioni più note è quella di lavarsi ossessivamente le mani molte volte al giorno. Alla radice c'è l'idea di essere sporchi, impuri, contagiati da chi ci sta vicino.

 

La mania degli acquisti quando diventa incontrollabile segue il medesimo meccanismo psichico. Chi ne è affetto prova una spinta irrefrenabile alle compere. Naturalmente il bombardamneto pubblicitario a cui siamo tutti quotidianamente esposti non può che accentuare questa tendenza fino a trasformare nelle donne a rischio un comportamento compulsivo isolato, che è considerato normale, nel comportamento "ripetitivo e patologico" delle compulsive shoppers. Che come si può facilmente intuire provoca grosse sofferenze psichiche, sensi di colpa, nonché naturalmente a volte dissidi e liti familiari.

"Bisogna fare una netta distinzione tra i comportamneti compensatori e le compulsioni" ci spiega Giorgio Nardone, psicologo fondatore del centro di Terapia Strategica, autore del saggio Oltre i limiti della paura, edito dalla Rizzoli. "Nel primo caso lo spendere serve per ripagarci dalle frustrazioni della vita e scacciare il malumore. L'oggetto del nostro desiderio di possesso ci ricorda inconsciamente i giocattoli che da bambini ci facevano smettere di piagnucolare. Il comprare ci fornisce un piacere transitorio che non è dato tanto dal prodotto acquistato ma dall'atto stesso dell'acquisto. E che si ripresenta nello stesso modo il giorno dopo. Si può fare un parallelismo tra il piacere dello spendere e quello dato da sostanze come la droga, l'alcol o il fumo. Nel caso della compulsione invece la spinta non è il desiderio di provare piacere. E' invece l'intento di proteggersi da una determinata paura con un rito propiziatorio. Come il mangiare a dismisura delle bulimiche, o la mania della pulizia degli ossessivi."

Quali sono queste paure? "Non si può generalizzare, sono diverse da individuo a individuo. C'è chi, siccome teme di risultare sprovveduto e poco informato, compra continuamente giornali. Fino ad arrivare agli eccessi paradossali di persone che acquistano lo stesso giornale dieci volte al giorno. O dietro la mania, quasi sempre femminile, di comprare vestiti c'è il timore di apparire poco desiderabili, sciatte, di essere invisibili alle attenzioni dei maschi. Ciò che accomuna le persone che soffrono di compulsioni è che hanno cominciato ad utilizzare un certo comportamento come antidoto alla paura. Fino a farlo diventare una reazione automatica".

Sia che si tratti di un comportamento compensatorio o di una compulsione, però, gli effetti per alcuni sono lo stesso tragici: un danno talvolta irreparabile al proprio conto in banca, ingente o modesto che sia.

Ma a quali classi sociali appartengono queste maniache dell'acquisto?

In un saggio della narratrice americana Colette Dowling, Signore in rosso (Bompiani), il colore che compare nel titolo non è attribuibile ad una preferenza nei capi di vestiario, come si potrebbe pensare, ma è un segnale d'allarme che riguarda i debiti bancari.

Insomma in questo libro, che ha toni divertenti anche se parla di un problema serio, si narrano le storie di donne che hanno rischiato di dilapidare il loro patrimonio sotto la spinta impellente del desiderio di comprare. E a volte ci sono riuscite.

Ci sono casi di vip, personaggi dei rotocalchi su cui amabilmente spettegola la Dowling. Ad esempio la duchessa di York che sembra abbia tentato di dimenticare le tempeste del matrimonio con il principe Andrea annegando il malumore in un mare di spese. Fino a scatenare le ire funeste della suocera, la regina Elisabetta di Inghilterra, ben decisa a tenere lontani da sè i creditori.

Altro esempio la famosa e straricca scrittrice americana di thriller Patricia Cornwell a cui è stato diagnosticato un disturbo maniaco depressivo e che ha dichiarato "durante la fase maniacale ero capace di spendere centomila dollari per una Mercedes o comprare gioelli per diecimila dollari".

Ma sembra che, naturalmente nelle debite proporzioni di spesa, le spendaccione per malattia si trovino in tutti i ceti sociali. Impiegate, commesse o infermiere: molte sono le donne che sperimentano l'ebbrezza dello shopping.

Alcune, sostiene la Dowling, sono vittime della carta di credito. Il messaggio "compra subito pagherai poi", nato con le visa, un mito americano esportato anche da noi, si è rivelato al riguardo molto deleterio.

Sembra abbia sul cervello un effetto paragonabile a quello dell'oppio: attenua le inibizioni e i limiti di shopping che ognuno si pone. La carta di credito può dare alle compratrici un senso di potere, la sensazione di poter spendere a piacimento. E di conseguenza di avere un piena responsabilità della propria vita.

"Con questo acquisto posso far sembrare diverse le mie gambe, o il soggiorno di casa, posso far sì che gli altri mi vedano diversa, influenzando il mio destino" è la modalità di pensiero ricorrente. E' facile intuire che come struttura di personalità di base le shoppers presentano un basso livello di autostima che tentano di compensare con il valore degli oggetti acquistati.

Ma su quali prodotti cade la brama di possesso delle compratrici compulsive? La compulsione agli acquisti

"Gran parter degli acquisti femminili, afferma la Dowling, sono motivati dal bisogno di arricchire l'equipaggiamento del mito romantico: seducente biancheria per il letto, morbidi teli doccia, profumi, tutti strumenti per la rassicurante creazione di una casa nido." (Bisogna considerare il fatto che le ricerche della Dowling sono state svolte in prevalenza tra le casalinghe della provincia americana).

Altro importante capitolo spesa riguarda naturalmente gli oggetti che potenziano il look: vestiario, biancheria intima, cosmetici, gioielli. Ma dopo l'ebbrezza dell'acquisto, dagli studi psicologici fatti, risulta che la preoccupazione più grande delle compratrici sia di nascondere il bottino tanto agognato. "Come per i tossicomani gli atteggiamenti delle dipendenti dalle compere sono in prevalenza orientati al nascondere camuffare, essere evasive. Soprattutto sottrarre il frutto del peccato allo sguardo indagatore del marito. Oppure passare gli abiti superflui alla figlia, dopo averli indossati qualche volta o mai. O ancora abbondare in regali a parenti, amici e conoscenti. Sono tutte strategie per liberarsi almeno in parte dai sensi di colpa."

Per alcuni invece è meglio stipare tutto nell'armadio e dimenticarsene. Come ha raccontato di aver fatto, a un cronista del Times, Barbara che possiede dieci carte di credito ed è attualmente indebitata di sessantamila dollari. E' una delle tante appartenenti all'associazione americana Debitori Anonimi. L'equivalente della Alcolisti Anonimi. Come per gli alcolisti i compulsive shoppers si ritrovano per socializzare le emozioni negative che provano al risveglio dalla sbronza degli acquisti.

Quando è compulsione e quando compensazione?

COMPENSAZIONE

  • Comprando ci coccoliamo, ci regaliamo un piccolo diversivo che ci rialza il morale
  • Ci sentiamo a terra, la vita ci appare in un certo periodo vuota: allora la riempiamo di cose, di oggetti materiali.
  • In un momento in cui qualcuno che ci era caro ci ha lasciato il prodotto acquistato può avere il valore simbolico di "rimpiazzare" l'oggetto d'amore perso.

COMPULSIONE

  • E' tipico dello spendere compulsivo sapere cosa si sta facendo e tuttavia essere incapaci di smettere.
  • Facendo acquisti cerchiamo di alleviare una sensazione di ansia.
  • Si tende a negare il problema coltivando l'illusione di avere sotto controllo la situazione.
  • Quando compriamo regali cerchiamo di comprare amore e potere.

La compulsione agli acquistiVademecum anti spese folli

Cosa fare quando siamo vinti dal desiderio irrefrenabile di comprare?

"Far salire il nemico in soffitta e togliere la scala: è la massima cinese che io cito spesso nei miei libri" Risponde il professor Nardone "Nelle terapie delle complusioni bisogna aggirare l'ostacolo, trovare le strategie per togliere all'impulso irresistibile che ci assale la forza che esercita su di noi."

 Ma come fare? Ecco alcuni consigli per averla vinta.

  • Evitare di controllare il comportamento che si vuole evitare. Chi si guarda allo specchio imponendo a se stesso di non spendere quasi sicuramente fallirà nell'intento. I divieti anche se sono autoimposti non fanno che alimentere la voglia di infrangerli.
  • Impegnarsi a girare per negozi e a guardare con attenzione gli oggetti esposti. Ma anche a non comprare niente per la prima ora. Mi dico insomma "Me lo concedo ma solo fra un'ora" Intanto però ho tolto molta forza alla compulsione. Che è tale solo se mi travolge immediatamente. Se interrompo la sequenza: sono in ansia, spendo e mi calmo sono salvo.
  • Una strategia molto usata dai terapeuti è la prescrizione del sintomo. Si dice al paziente "O si astiene dal comprare o deve comprare almeno dieci campioni dello stesso prodotto". In questo modo il terapeuta prende il controllo del sintomo, lo gestisce. Se non è più controllato dalla compulsione il sintomo perde molto del suo potere coercitivo.

Dott.ssa Marilisa Patini



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