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La salute mentale del bambino: il ruolo della ricerca

La sofferenza isola, costringe l’individuo ad una relazione privilegiata con la propria pena. “La sofferenza mentale è una solitudine senza nome e senzathumbnailer.aspx
volto: un dolore disabitato, che può colpire anche i bambini e gli adolescenti”, sottolinea Massimo Molteni, neuropsichiatria infantile, responsabile della ricerca in Psicopatologia dello sviluppo e direttore sanitario dell’IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini (Lecco). Incontriamo il dottor Molteni a margine del convegno “La salute del bambino tra genetica e neuroscienze” (Bosisio Parini, 11 dicembre 2010), promosso in occasione del 25° anniversario di attività dell’IRCCS E. Medea, sezione di ricerca dell’Associazione “La Nostra Famiglia” ed unico istituto scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell’età evolutiva.

Se non possiamo dare risposte al perché della sofferenza dei bambini, cosa si può fare per la tutela e promozione della salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza?

Il 7° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Eurispes sottolinea come di anno in anno i bambini e gli adolescenti si trasformino sotto i nostri occhi, sensibili come sono alle sollecitazioni provenienti dall’ambiente. Se la società muta, e in questi anni ciò accade in modo rapido e inarrestabile, anche i bambini e gli adolescenti cambiano e compaiono nuove forme di disagio e nuove emergenze. Accanto ai problemi dell’abuso, dello sfruttamento sessuale e lavorativo, della devianza, della povertà, gli ultimi anni hanno visto l’affermazione di nuove forme (e fonti) di disagio e di sofferenza: la scomparsa e la sottrazione, le piccole e grandi difficoltà di integrazione dei minori stranieri, i rischi della Rete e delle nuove tecnologie, la salute mentale, nel suo complesso. I dati di questo Rapporto evidenziano non solo che il mondo adulto e le istituzioni non conoscono adeguatamene i bambini e gli adolescenti, ma anche che le risposte della società al loro disagio non sono sufficienti e che la prevenzione nel nostro Paese è ancora marginale.

Ma quanto è estesa l’area della sofferenza mentale nell’età evolutiva?
Il primo studio sulla prevalenza del disturbo psichico in età preadolescenziale svolto in Italia è stato il Progetto Prisma, condotto dal nostro IRCCS all’interno delle ricerche finanziate dal Ministero della Salute: è stato svolto in collaborazione con più centri in diverse città italiane, attraverso una metodologia di studio che ha consentito di riprodurre anche sul territorio italiano le migliori modalità epidemiologiche internazionali, ha aperto la strada a collaborazioni con Istituti di prestigio a livello internazionale, come l’università del Vermont e il professor Achenbach, e il professor Goodman del King College di Londra; ha avviato lo strutturarsi di una attività di ricerca in epidemiologia dello sviluppo che continua tuttora, anche in collaborazione con il CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) del Ministero della Salute, per seguire nel tempo l’evoluzione dei disturbi: stabilità e persistenza della patologia, fattori di rischio, eventi di vita, carico biologico. Il progetto Prisma ha dato il via alla diffusione anche sul territorio italiano di diversi servizi di Neuropsichiatria Infanzia ed Adolescenza, di strumenti di diagnosi utili per la clinica oltre che per la ricerca, messi a disposizione attraverso un portale internet sviluppato dall’IRCCS, che consente la condivisione di articoli e l’utilizzo con correzione on line dei principali strumenti utili per la diagnosi e lo screening nelle principali patologie psichiche del bambino e dell’adolescente: a giorni sarà on line la versione italiana della CBCL, la check-list più usata a livello mondiale per studi sul disagio psicologico in età evolutiva.

Proviamo a tracciare i numeri del disagio. L’ 8, 2% degli adolescenti soffre di un disturbo mentale clinicamente diagnosticabile. In particolare, il 6,5% dei soggetti in età preadolescenziale soffre di disturbi d’ansia e depressione, mentre l’1,2% presenta disturbi esternalizzanti come i disturbi della condotta, l’ADHD o il disturbo oppositivo-provocatorio (fonte: Progetto Prisma).
Se ai dati messi in luce dal progetto Prisma, espressione di una sofferenza clinica, parte del più vasto mondo del disagio psicologico dei bambini, aggiungiamo i dati noti della letteratura internazionale che indicano una prevalenza della patologia dello spettro autistico in quasi 6/1000 e del ritardo mentale complessivamente attorno al 2%, si raggiunge un numero ragguardevole di bambini e di famiglie che necessitano di aiuto per una patologia mentale. I dati ISTAT 2010 evidenziano come su 10.227.625 individui (che costituiscono la popolazione italiana nella fascia di età 0 - 18 anni), i soggetti con DGS (Disturbi Generalizzati dello Sviluppo) attesi siano 55.370 di cui 19.380 con autismo tipico. I ragazzi di età compresa tra 11 -14 anni con disturbi emozionali sarebbero 179.800 e 193.860 i soggetti con ritardo mentale di età compresa tra i 2 - 18 anni.

Tutela e promozione della salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza: qual è il ruolo della ricerca?
Tornando alla sofferenza mentale e alle modalità per poterla curare o prevenire, la ricerca sviluppata in questi anni mostra come la malattia mentale sia l’espressione dell’incontro di una condizione di fragilità biologica, determinata dalle condizioni genetiche di base, con i fattori di rischio e protettivi ambientali, nel senso più ampio del termine: e questo incontro, nel suo divenire quotidiano, plasma lo sviluppo di ogni individuo, definendo le forme esterne della personale storia autobiografica, l’unica che possiamo osservare in tutti i suoi limiti, nelle sue distorsioni e nelle sue anomalie, e che può portare il soggetto a diventare “persona sofferente”. Il peso dell’ambiente nel modulare la comparsa di sintomi psichici è evidente nei lavori pubblicati, frutto della nostra attività originale di ricerca, che hanno evidenziato come solo una complessa e non scontata interazione tra gli aspetti biologici e i fattori sociali può portare a sviluppare gli eventi sintomatici. Ma questa evidenza, nota nella letteratura internazionale, può e deve essere applicata sempre più precocemente: e così è stato fatto con i lavori che hanno evidenziato come il legame di attaccamento possa agire come modulatore protettivo nella risposta allo stress, fattore biologicamente definito (lo stiamo studiando con i colleghi del Polo di Ostuni anche sui bambini che hanno subito maltrattamenti), e come i neonati pre-termine mostrino pattern di reazioni differenti alla interazione con la propria madre.

Siete il Centro con il più alto numero di bambini piccoli autistici in carico in Italia. Come procede la ricerca sulla patogenesi dei disturbi dello spettro autistico?
Lo stesso Autismo infantile che, nelle sue manifestazioni fenomeniche, è una delle più gravi affezioni mentali dell’infanzia perché il nucleo fondante della patologia è la profonda impossibilità a porsi in un rapporto relazionale biunivoco con l’altro, essenza e dimensione del nostro essere persona, può essere studiato alla ricerca di quelle funzioni neuropsicologiche primigenie che in ciascuno di noi danno origine alla relazione con l’altro. Il movimento è il primo parametro che definendo lo spazio attorno al nostro essere persona, consente le prime esperienze “relazionali” con il mondo e con l’altro, ed è acquisito prevalentemente attraverso l’imitazione, partendo dalla predisposizione biologicamente determinata: lo stiamo scomponendo, misurando, bimba_che_scrive
studiando in maniera multi-professionale, per capire se e come è coinvolto nella patogenesi dell’esperienza mentale e quali meccanismi integrativi sensoriali siano necessari per una buona acquisizione del movimento: e lo abbiamo fatto anche attraverso progetti di ricerca europei. Ma la ricerca di una possibile patogenesi, non ci fa dimenticare la presa in carico clinica e abilitativa dei bambini autistici, aggiornata secondo le evidenze delle linee-guida internazionali: una piccola goccia nel mare del loro bisogno.

Gli studi sulla dislessia rappresentano il vostro cavallo di battaglia…
La dislessia è un paradigma centrale del nostro lavoro di ricerca che ci ha permesso di mettere in evidenza come la variabilità biologica può essere un elemento che produce “svantaggi” in relazione al contesto e alla storia individuale e come sia necessario individuare dei fenotipi intermedi, di tipo neuropsicologico e neurofisiologico, che sono probabilmente all’origine del disturbo osservabile: forse la predisposizione biologica, da intendersi come “minore efficienza di alcuni network neurali che si stanno costituendo”, in virtù delle esperienze sensoriali e relazionali che vengono esperite, in un gioco interattivo di reciproche influenze, finisce per dare origine al fenomeno complesso finale che viene osservato. Lungo questa strada di ricerca che stiamo percorrendo si intravedono sullo sfondo le nuove conoscenze, come il Default Mode Network: una attività cerebrale oscillatoria presente nello stato di riposo, e anche in assenza di coscienza, che sembra svilupparsi progressivamente durante lo sviluppo, documentato anche in un quadro di stato vegetativo in assenza di connettività cortico-talamica, e forse alterato in alcune patologie psichiche: quasi come se questa fluttuazione continua sia in grado di influenzare la capacità di penetrazione nel nostro apparato cerebrale degli stimoli esterni, modificando la nostra percezione del mondo circostante, e influenzando anche la nostra dimensione introspettiva. L’informazione, implicita negli oggetti, è estratta attivamente dai circuiti neurali che si erano attivamente preparati per individuarla: è estraibile ciò che è proprio di quell’oggetto (materia), ma si può estrarre ciò che si è preparati ad estrarre (forma).

Mentre si cerca di capire, i piccoli pazienti arrivano in ospedale…
L’IRCCS Eugenio Medea è nato e opera anche per dare il proprio contributo alla promozione della salute mentale in età evolutiva. Nel tempo, oltre alla sede di Bosisio Parini, si sono aggiunti i 3 poli scientifici di Conegliano, Ostuni e San Vito al Tagliamento ed è stato edificato il 7° padiglione nel Polo di Bosisio Parini. Quest’ultimo è nato per rispondere ad una sfida coinvolgente: non lasciare i bambini e gli adolescenti sofferenti senza un luogo dedicato, dove la ricerca e la clinica si incontrassero e progredissero assieme.

Si può parlare di una visione ecologica della salute mentale?
Non esiste una realtà statica, data in sé, ma solo una realtà dinamica che si definisce attraverso stimoli, eventi, relazioni. L’affresco che si va componendo evidenzia, in maniera schematica, come il nostro essere persona che possiamo osservare e comprendere solo nel suo divenire fenomenico, è la risultante di una interazione complessa tra diversi aspetti delle nostre funzioni neuropsicologiche e delle dimensioni temperamentali, che si stratifica giorno dopo giorno fin dalla nascita, con esperienze che possono contribuire, in interazione con la dotazione biologica di base, anche a modulare l’evoluzione strutturale del nostro Sistema Nervoso Centrale. Pur senza smettere per un attimo di cercare e di individuare le anomalie neurobiologiche e genetiche alla base dello sviluppo anomalo dei complessi circuiti neuronali, è soprattutto l’ambiente esterno, fatto di relazioni significative e di esperienze educative - in fondo la riabilitazione neuropsicologica e cognitiva possono essere viste come modalità specifiche dell’esperienza educativa - il luogo dove tuttora è necessario giocare la sfida decisiva per una promozione autentica della salute mentale, di certo nella prima infanzia. E’ una sfida tutta da giocare, perché anche questo contesto deve essere studiato con metodo, attraverso una scomposizione in fattori, sempre più piccoli, alla ricerca di quelle componenti di protezione da sviluppare, così da rendere più armonico il divenire di ciascun essere vivente: consapevoli che il bambino senza una famiglia coesa, e una famiglia senza una comunità che la sostiene, e una comunità senza valori e regole condivise, non possono efficacemente sussistere.

Tratto da "LaStampa.it"



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