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L'amore cura ogni male

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E' di questi giorni la notizia che il mal d'amore si cura con una speciale pillola: ora si scopre che, quando ci si ritrova con un forte mal di testa, non è sempre necessario ricorrere all'aspirina: basta pensare alla persona amata e il dolore probabilmente diminuirà senza ricorrere ai farmaci.

L'amore è infatti un potente analgesico che agisce sulle stesse aree neurali prese di mira dall'azione dei farmaci  antidolorifici, le aree "primitive" e profonde del cervello che presidiano l'appagamento e il piacere, e sulle quali agiscono anche le sostanze stupefacenti come la cocaina.

 

Insomma, aveva ragione Virgilio quando scriveva. "Amor vincit omnia", ossia, l'amore vince tutto? Almeno nel caso del dolore sembra di sì. "Quando le persone sono in una fase di amore appassionato, che tutto brucia, sperimentano significative alterazioni dell'umore che influenzano la loro esperienza del dolore", spiega Sean Mackey, docente di anestesia e autore anziano dello studio pubblicato sulla rivista "Plos One". "Stiamo iniziando a studiare alcuni di questi sistemi della ricompensa attivi nel nostro cervello che coinvolgono la dopamina, un neurotrasmettitore primario, che influenza umore e motivazione".

La ricerca condotta Mackey presso la Stanford University School of Medicine ha mostrato che, quando ci si innamora di una persona, è sufficiente pensare al proprio amato bene per ottenere una riduzione degli stati fisici dolorosi.  Gli esperti sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato le reazioni di un gruppo di 15 studenti in piena fase di innamoramento. Ai volontari era stato chiesto di portare con sé, in occasione dell'esperimento, una foto del proprio fidanzato o fidanzata e quella di un amico da loro considerato attraente.

Il gruppo di volontari è stato poi "torturato" con piccoli dolori cutanei, provocati  ad esempio da un oggetto che veniva riscaldato mentre i soggetti lo fidanzati_400
tenevano in mano. Durante questa presa fastidiosa, le "cavie" vedevano la foto del loro innamorato o quella dell'amico, quindi il test è stato ripetuto senza l'ausilio delle foto, ma distraendo i partecipanti in occasione dello stimolo doloroso con semplici giochini cognitivi. Tutto questo è stato eseguito mentre il cervello dei volontari era tenuto sotto controllo per mezzo della risonanza magnetica funzionale. Gli studiosi hanno così constatato che vedere la foto dell'amato riduce effettivamente la sensibilità al dolore. Non così accade con la foto del conoscente o con i giochi di distrazione. In effetti, solo osservando la foto del partner, nel cervello dei partecipanti si attivano aree cerebrali, tra cui quella del nucleo accumbens, legate alle dipendenze, al piacere, all'appagamento. Queste sono le stesse aree bersagliate dai farmaci oppiacei e dalle sostanze d'abuso.

I neurologi sottolineano che anche la distrazione agisce contro il dolore, ma lo fa agendo sulla corteccia cerebrale e quindi a una sfera più alta della cognizione. L'amore invece, concludono, esercita un potere più profondo, istintuale e primitivo: insomma va a toccare gli stessi tasti implicati nella dipendenza e nel piacere, quelli su cui agiscono i farmaci antidolore e gli stupefacenti.
Nonostante i risultati ottenuti, è ovviamente ancora presto per permettere ai malati di dolore cronico di fare a meno dei farmaci analgesici e di rimpiazzarli con appassionate relazioni amorose. Piuttosto, la speranza è quella di comprendere meglio questa rete neurale e la catena di reazioni innescate dalla passione amorosa, per arrivare a mettere a punto nuovi antidolorifici più mirati. E magari senza effetti collaterali.

Trattoo da "TGCOM.it"



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