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Nuovi studi sugli effetti cronici della marijuana sul cervello

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Un recente studio pubblicato sulla rivista PNAS dal National Intitute on Drug Abuse (NIDA) ha sottoposto ad indagine 48 soggetti (24 controlli e 24 consumatori di marijuana) trattati con metilfenidato (MP), un farmaco che aumenta la concentrazione di dopamina extracellulare (DA), come surrogato per sondare la reattività del cervello alla stimolazione di DA.
Gli studiosi hanno confrontato le risposte cardiovascolari, cerebrali (con la PET e tracciante raclopride [11C]) e della DA in tutti i partecipanti dopo assunzione di MP.
Rispetto ai controlli, chi assume marijuana mostra punteggi positivi più bassi e negativi più alti ai test emozionali rispetto ai controlli, il che è coerente, da un lato, con una inferiore sensibilità motivazionale e di ricompensa e, dall'altro, con una maggiore reattività dello stress e irritabilità.

I consumatori di marijuana mostrano inoltre variazioni cardiovascolari (frequenza cardiaca e pressione diastolica) e cerebrali.
I dati dimostrano, infatti, che coloro che abusano di marijuana hanno un’attenuata risposta della DA al metilfenidato, oltre ad un ridotto volume di distribuzione dopaminergica nei nuclei striatali.
Le riduzioni indotte da MP nello striato ventrale sono risultate inversamente correlate ai punteggi di emozionalità negativa, ossia significativamente più elevati per coloro che usano marijuana e inversamente correlati con la gravità della dipendenza e del craving.
Questi deficit sono in accordo con la ridotta reattività del cervello al rilascio di DA nei consumatori di marijuana spiegando la prevalenza di emotività negativa (maggiore reattività allo stress e irritabilità) e gli stessi comportamenti di dipendenza.

 

Tratto da www.droganews.it. Prosegui nella lettura dell'articolo



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